Vernazza
I
segni del passato sono tuttora vivi: alcuni fortilizi, ruderi di
castelli, muri di cinta. Il paese si adagia sulle sponde di un
torrente, il Vernazzola, che scende pigro e talvolta impetuoso
dall'ombrosa vallata di pini, lecci e ca-stagni, per inserirsi a
zig-zag ai piedi delle terrazze coltivate a vite e finire poi in
mare, passando sotto una coltre di cemento e lastroni che è la
strada principale. Può essere diviso in tre settori: Iato castello a
mare; Iato castello a monte; « isolotto ». Quest'ultimo è un corpo
unico, formato da un insieme di abitazioni più recenti di quelle
delle altre zone: sulla piazza una casa signorile. Le case invece
delle zone più antiche sono state « appiccicate » dagli abitanti una
all'altra e costituiscono quasi un unico raggruppamento; solo ogni
tanto qualche « carrugio » sembra sorto per dar loro un po' di
respiro. I «carrugi» e le ripide scalinate di arenaria formano un
simpatico e difficile labirinto. Ogni stradina, ogni scaletta o
contrada hanno sempre, oltre al nome ufficiale, un ridicolo ma
significativo nome locale, quasi sempre il solo conosciuto dagli
abitanti. In queste zone quasi nulla è stato cambiato. Queste case,
divise solo tra loro dal diverso colore, con le persiane in legno
tipo genovese, aggrappate sulla roccia e tra di loro, sembrano
allungare il collo finestra su finestra, come gli spettatori «
popolari » che nulla vogliono perdere della rappresentazione. La
strada divide in due il paese e sbocca nella piazza principale.
Questa piazza è un po' il centro, il « salotto » di Vernazza
Protesa verso il mare, tanto da essere chiamata « la piccola Venezia delle Cinque Terre », negli ultimi decenni ha avuto uno sviluppo edilizio lungo il torrente verso l'interno, oltre la ferrovia. Lo scrittore poeta Ettore Cozzani la descrisse nel suo « Regno perduto ».
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